• Con il Professor Francesco Sabatini, Presidente Onorario dell’Accademia della Crusca.

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  • 25 Commenti

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    • Buongiorno, sono Mario da Sassari. Ieri ho sentito in televisione un noto politico italiano che ha usato il verbo “frammentizzare, frammentizzato”. Sono rimasto alquanto sorpreso e un controllo al dizionario mi ha tolto ogni dubbio…Che ne pensa, Prof. Sabatini?? Grazie ed un cordiale saluto. Mario Tel. 079245098

    • Giorgia scrive:

      Gentile Professor Sabatini,
      le volevo chiedere un chiarimento riguardo l’uso della congiunzione correlativa “sia”.
      Il mio libro di grammatica sostiene che si debba obbligatoriamente accompagnare ogni “sia” con un altro “sia”, nonostante sia molto comune accompagnarlo con il “che”.
      Volevo chiederle se la regola sia rigida o se permetta eccezioni, dato che, anche lei, in una puntata ha accompagnato un “sia” con un “ma anche”.
      Grazie, Giorgia.

    • Spesso trovo scritto “all’incontrario ” e non “al contrario” . Qual’è la forma corretta?

    • Giovanni scrive:

      Buongiorno. Da più parti sento affermare: NON CORRE PERICOLO DI VITA.
      Ora, mi sembrerebbe più corretto dire NON CORRE PERICOLO DI MORTE. Ho ragione?

    • Claudio scrive:

      Professore, è corretta l’espressione “locazione temporale?

    • Stefano scrive:

      Qual’é il modo corretto di dire :devastazione o devasto ? “La devastazione del terminal 3″

    • francesco scrive:

      puo chiarire la differenza fra la porola Ospite ed ospitato? in varie trasmisisoni sportive credo i commentatori confondano gli ospiti con gli ospitati

      grazie

    • Carmelita Di Deo scrive:

      Qual è l’espressione esatta per indicare un tempo lontano che non si ricorda più? Illo tempore oppure in illo tempore?

    • franco cannavacciuolo scrive:

      Gentile Prof. Sabatini,
      1)vorrei darle la mia versione di come dovrebbe essere pronunciata la parola EXPO. A mio avviso,essendo una parola tronca della piu’ estesa ESPOSIZIONE,che viene pronunciata con l’accento acuto sulla O di EXPO, io pronuncerei EXPO’.

      2) nella prossima trasmissione del 17 maggio,a proposito di errori commessi dai conduttori in tv, vorrei sottoporLe questo quesito : i conduttori dicono spesso la frase : ”come detto da studio….” invece io credo sia piu’ corretto dire ” dallo studio”. Cosa ne dice ? grazie.

    • Elisa De Nanni scrive:

      Gentile prof. Sabatini,
      le vorrei sottoporre il seguente quesito. Nell’ultimo concorso per Dirigenti Scolastici, dopo aver superato la selezione dei quiz e gli scritti, sono approdata al colloquio orale con molta apprensione e fatica. Non avevo preso nemmeno un giorno di ferie per stare più tranquilla e riposata. All’inizio del colloquio, la Dirigente che aveva corretto i miei temi, mi ha fatto subito presente che aveva trovato un errore gravissimo che se “mai fossi diventata dirigente” non avrei dovuto più fare. In che cosa consisteva l’errore: avevo messo l’accento su un “da”. Verbo. Mi sono sentita talmente mortificata che il mio esame è andato a farsi benedire.
      Cordiali saluti,
      Elisa De Nanni

    • Roberto Boccardo scrive:

      Egregio professore, domenica scorsa 10 maggio ho fatto un soprassalto sulla poltrona quando l’ho sentita affermare che la pronuncia di EXPO va fatta mettendo l’accento sulla E perché, secondo Lei, deriverebbe dall’inglese. Esattamente il contrario di ciò che Lei ha affermato nella trasmissione del 3 maggio ( al video dell’archivio al minuto 1 h e 39 ) in quanto derivante, questa volta, dal francese. Devo dire che Esposizione in inglese si dice EXHIBITION mentre exposition è relativo a esporre un concetto, un’idea. A mio avviso si dovrebbe pronunciare con l’accento sulla O in quanto la Francia per prima ha introdotto questo termine. Cordiali saluti Roberto Boccardo

    • Salvatore Spanu scrive:

      Egr. Prof. Sabatini, ho rilevato in alcuni documenti di bilancio della Regione Sardegna e della Regione Sicilia le locuzioni “… reiscrizione della somma perenta….” , oppure “… somme ormai perente ….”.
      Se l’aggettivo deriva da “perire” non sarebbe più corretta la forma invariata maschile e femminile “… somma perente” , “somme perenti…”, “ importi perenti …. “ . Esiste in proposito una regola generale per gli aggettivi derivanti dal participio presente ?
      Grazie

    • Piero Libro scrive:

      Buongiorno professore,
      è strano come alcuni termini evidentemente non corretti siano entrati nel linguaggio corrente.
      La parola antipasto a rigor di logica dovrebbe significare “contraria al pasto”, come antiruggine, antimafia, anticalcare… Il termine corretto dovrebbe essere “antepasto”, prima del pasto, come antefatto, antenato etc. Perchè e quando un termine così è diventato d’uso comune ?

    • Giuseppe Privitera scrive:

      Gentile prof. Sabatini,
      in una nota rivista scientifica ho trovato scritto Azerbaigian, ma nell’atlante geografico c’era scritto Azerbaijan.
      Mi potrebbe dire qual è la forma più corretta ?

    • Aurora Catalano scrive:

      Gentile prof. Sabatini
      Vorrei sottoporle due quesiti:il primo riguarda il detto “Donna di facili costumi” ha solo il significato noto?
      Il secondo quesito, riguarda il nome “Aurora” deve per forza pronunciarsi con la O larga?
      La ringrazio se vorrà rispondermi.
      Cordiali Saluti
      Aurora Catalano
      Da Potenza

    • giuseppe scrive:

      Non si vive in uno stato di famiglia che invece è un certificato.
      Espressione usata da un ospite della rubrica bo us bebè.

    • Giuseppe D'Acchioli scrive:

      Buongiorno Professore, in una ricevitoria del lotto, per i numeri ritardatari ho letto la seguente frase:” Ecco i tre numeri oro più’ ritardatari”. È’ giusto?
      Grazie

    • Maurizio Schiarini scrive:

      Egregio Prof Sabatini,
      il mio dubbio è: essendo “in” un prefisso che di alcuni aggettivi indica la negazione (capace-incapace, determinato-indeterminato, ecc.) non potrebbe (o dovrebbe) essere mantenuto anche davanti alle labiali (“inpossibile”, anziché “impossibile”).
      Grazie e congratulazioni per la sua chiarezza,
      Maurizio Schiarini

    • Giuseppe Di Giorgio scrive:

      Avendo io fatto, nel lontano 45/48 il liceo classico, sono rimasto innamorato del latino e del buon italiano, tanto che, per mantenermi aggiornato, ho recentemente acquistato la “Grammatica dell’italiano adulto” scoprendo, nella premessa, la “collaborazione” intercorsa tra l’autore (Vittorio Coletti) ed il prof. Francesco Sabatini, professore linguista, conosciuto ed apprezzato, specie da quando la Rai instituì i suoi interessanti incontri domenicali, che molto volentieri seguo anch’io.
      Tanto premesso, intendo prospettare un esercizio di “grammatica temporale” e chiedere l’aiuto del prof. Sabatini:
      Com’è noto, in italiano abbiamo a disposizione varie forme (imperfetto, passato prossimo, passato remoto, trapassato prossimo e trapassato remoto) per esprimere un’azione passata con riferimento a quando si parla o si scrive. Usando l’imperfetto vogliamo indicare l’azione nel suo svolgersi; usando il passato remoto l’azione è considerata come conclusa, ecc.
      Per utilizzare l’una o l’altra forma ci sono altri riferimenti, oltre a termini temporali specifici (il mese scorso, ieri, stamattina …) per scegliere la forma da utilizzare? Per esempio la durata dell’azione prospettata, o altri più specifici concetti che, meglio di un grammatico, potrebbe un linguista indicare?
      Faccio un esempio specifico: In una certa piazza un dato giorno sono poste delle transenne per il periodo in cui si svolgono dei lavori. Terminati i quali, le transenne (mobili, che delimitavano un certo spazio) sono state eliminate e sostituite da paletti fissi per delimitare, direi in modo più preciso, più esteso, e definitivo, più o meno quel medesimo spazio.
      Io segnalo al Comune carenza di parcheggi il giorno 11 di ottobre e, riferendomi a quanto fatto il primo giorno dello stesso mese, scrivo: … in questa Piazza il giorno 1.10.2015 fu delimitato dello spazio, sottraendolo a posti macchina, per l’esecuzione di lavori. Terminati gli stessi, sono stati piantati dei paletti permanenti che hanno delineato un notevole spazio limitando ulteriormente il parcheggio di macchine private e sono stati sistemati due cartelli segnaletici: con uno si riserva la zona ai VV.FF. e con l’altro si sancisce l’assoluto divieto di sosta, pena la rimozione ….
      Io scrivo: “fu delimitato” e non “è stato delimitato” o “veniva delimitato” n quanto intendo quella azione conclusa in un determinato periodo.
      Scrivo, poi, sono stati piantati dei paletti permanenti che hanno delineato e sono stati sistemati due cartelli … Non utilizzo “furono piantati dei paletti permanenti” e, “ furono sistemati due cartelli” perché, secondo me, la seconda forma esprimerebbe un’azione conclusa nel passato mentre la prima (che io ho scelto) esprime meglio quanto l’azione dei paletti continui nel tempo.
      Mi potete correggere, spiegare, consigliare?
      Grazie per l’aiuto e cordiali saluti.
      Ancona, 21.11.2015.
      Giuseppe Di Giorgio.

    • nicola vilone scrive:

      Buongiorno..
      E’ corretto dire ” il coniuge” riferito alla donna…?
      Grazie

    • Maria Grazia Contessi scrive:

      Sento sempre usare la seguente espressione: “Pensavo venisse”. Io, al contrario, avrei detto: “Pensavo sarebbe venuto”. Qual è la versione corretta? Il condizionale passato indica un’azione futura rispetto al tempo della principale, ma anche la situazione di qualcosa che avrebbe potuto verificarsi, ma che in realtà non c’è stata. Allora la mia proposta è vera solo se il fatto non si è poi realizzato?
      Grazie
      Maria Grazia Contessi

    • roberto scrive:

      Gentile prof. Sabatini,in una recente puntata nella quale si discuteva della locuzione “ sua sponte “, Lei l’ha definita esempio di ablativo assoluto. Ubi maior minor cessat. Al minor e’ sorto un dubbio. “ Sua sponte “, che significa di sua spontanea volonta’, autonomamente, non e’ forse ablativo di modo? E’ veramente locuzione sciolta dal contesto ? La saluto cordialmente.

    • Luciano Mazzini scrive:

      Buongiorno. Una pubblicita’ di fine novembre diceva: L’UOMO CHE TRASFORMO’ I CIOCCOLATINI IN UN BACIO”. Che cosa ne pensa? Grazie e , con ammirazione, le invio un caro saluto. Luciano Mazzini da Grosseto.

    • Giuseppe Di Giorgio scrive:

      Seguo puntualmente la domenicale “lezione del prof. Sabatini”.
      Segnalo che nel telegiornale delle ore 8 di martedì 6.12.2016 (esattamente ore 08:18) l’annunciatrice ha detto (se ho ben sentito): “…identificarne l’identità …” parlando di una donna trovata morta un sacco…
      Mi sembra una ripetizione poco elegante se non addirittura errata.
      Con l’occasione segnalo l’espressione “A occhio e croce”, che per me vale “grosso modo”, con preghiera di far conoscere da dove possa derivare.
      Grazie e saluti.
      (Viva la “lezione”: interessante, divertente istruttiva! Ancora un grazie a tutti voi!)

    • Giovanni Pranzini scrive:

      Ill. Prof. Sabatini,
      sempre più spesso i commessi giovani dei negozi danno del tu ai clienti, anche sconosciuti. Anche a me che sono vicino agli ottanta anni. Nei primi tempi la cosa mi dava un po’ di fastidio, mi sembrava una forma di maleducazione. Poi ho pensato che potrebbe essere una sorta di “rivoluzione dal basso” contro l’uso del lei. Non c’è dubbio che il lei sia piuttosto scomodo e talora fonte di incomprensione: in un dialogo fra due persone, l’uso della terza persona femminile può, in certi casi, far dubitare se l’interlocutore si riferisce alla persona che ha di fronte o a una terza.
      Inoltre il lei rende più facile sbagliare i verbi: fra i giocatori di tennis è famoso il dialogo in un film fra Fantozzi e Filini. Filini: ”Batti”. Fantozzi:”Ragioniere, mi da del tu?” Filini: “No, batti lei”. Ma anche in televisione si sentono dei politici incorrere in errori simili.
      A me viene più naturale chiedere ad un uomo: “lei è andato a votare?” piuttosto che il corretto “andata a votare”. In sintesi, l’uso del lei mi pare una forzatura linguistica che non ha l’equivalente, ad esempio, nelle lingue europee più parlate, l’inglese, il francese e lo spagnolo.
      Le chiedo quindi se l’uso generalizzato del tu non sia la naturale evoluzione della lingua italiana, così come, ho letto, è ormai avvenuto in Svezia: gli svedesi si rivolgono con il voi solo alle persone molto anziane o alle autorità, quali i reali, i giudici e simili.
      In conclusione, non ritiene che il ritorno al tu degli antichi romani sia, nel giro di qualche decennio, inevitabile e comunque auspicabile?
      La ringrazio per l’eventuale, gradita, risposta e saluto distintamente
      Giovanni Pranzini

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